Blog della Prof.ssa Cristina Galizia

Blog della Prof.ssa Cristina Galizia
Docente di Lettere presso l'Istituto Comprensivo di San Vito Romano (RM)
Arengo era l'antica via dei paesi medievali dove si svolgevano commerci e scambi. Arringo è il nome dialettale della via che abbraccia la parte vecchia di San Vito Romano...una sorta di "raccordo anulare" insomma!
Questo blog vuole essere una piazza virtuale, luogo di incontro e di scambio di idee per tutti coloro che credono nella scuola, che vogliono mettere a frutto i propri talenti e che hanno tanta voglia di crescere insieme. (C.G.)


12/mar/2012

Incontro con la Storia: incontro con Sami Modiano

Questo è il mio PRIMO post personale su Arringo. Finora non ho mai scritto di me in questo blog, perché l'ho pensato e voluto come angolo  per i miei alunni e basta. Non un blog personale, ma un blog di narrazione per i ragazzi.
Ma oggi ho bisogno io di parlare, ho un bisogno immenso di scrivere e raccontare...quello che provo.
Chiedo ai lettori di accogliere con benevolenza questa piccola pagina diaristica: dietro c'è il bisogno di dar forma a delle emozioni forti al punto da stordire.


Oggi, 12 Marzo 2012, insieme alle classi 2e e 3e della scuola media di San Vito ho partecipato....ad un incontro con la Storia, che anelavo da tempo, ma che la vita si era divertita a farmi dribblare. Un incontro con una pagina di storia ancora viva e dolente, maledettamente bisognosa di essere raccontata alle giovani generazioni senza filtri.


Ho incontrato Sami Modiano.


Non un cantante, non un calciatore.
Un ebreo deportato.

LA STORIA DI SAMI: IL SUO RACCONTO

Sami Modiano, un ebreo deportato da Rodi nel luglio del '44, insieme all'intera comunità di 2500 ebrei. Un viaggio, in realtà, iniziato ancor prima di quella data, quando a soli 8 anni, nel mezzo della terza elementare, fu convocato alla cattedra dal maestro che, a voce bassa e sguardo atterrato, comunica che <<era stato espulso>> dalla scuola e che la spiegazione gliela avrebbe data il padre...Per Sami, bambino ebreo di 8 anni, la scuola finì allora, alla terza elementare neanche compiuta. 


Arriva poi il luglio dei suoi tredici anni e con tutta la comunità viene deportato dall'isola in battelli per il trasporto bestiame: 500 persone a battello, con lo spazio appena per stare seduti ed escrementi di animali dappertutto. Un odore pestilenziale in uno spazio ristretto e infuocato. Una settimana ci vorrà, ammassati sui battelli, per arrivare in Grecia. Da lì, poi, 3 settimane di viaggio verso la Polonia, al caldo di un agosto torrido, con 5 secchi di acqua in un vagone con 90 persone stipate dentro...3 settimane...3 settimane lunghissime, con una sola pausa a settimana, per gettare fuori i cadaveri e riempire i 5 secchi di acqua.


Poi l'arrivo a Birkenau, la separazione uomini/donne, Sami che riesce a rimanere col padre Giacobbe, ma che vede sua sorella Lucia, di appena 3 anni più grande, essere strappata dalle mani di un padre dilaniato dal dolore...Davanti a lui, racconta, un ufficiale tedesco, il cui nome non vuole nominare: muovendo l'indice a destra e sinistra, dopo una fugace occhiata al prigioniero, decide se quella persona è abile al lavoro o se deve "andare di là", in quel "là" che Sami scoprirà più tardi essere le camere a gas...
Dei 2500 prigionieri deportati, fecero salvi 350 uomini e 250 donne: 1800-1850 prigionieri, in maggior parte bambini, furono immediatamente gassati...Amici di giochi, compagni, figli di amici, parenti, vicini di casa....tutti nelle camere a gas. Con un semplice movimento del dito.


Lui e il padre vengono collocati al Lager A, ma in baracche separate; Lucia al lager B. <<Eravamo fortunati>> ha raccontato Sami <<Noi almeno eravamo salvi e vicini>>. Poi...il marchio del numero: <<Mio papà mi teneva sempre per mano, sempre stretto. Ci fecero poggiare il braccio sinistro su un tavolo: Giacobbe Modiano numero B7455; Samuel Modiano B7456. Tra Giacobbe e Sami un solo numero di differenza>>.


Prosegue il racconto, raccontando le enormi sofferenze, il freddo, l'umidità, i piedi gonfi, un solo pigiama addosso a -15 °C e lui, il giovane Sami, che ogni sera va alla baracca del papà, per parlare un po' con lui. Fin quando gli dice che vuole rivedere sua sorella e il padre, silente, non lo trattiene. Sami andrà quindi a passeggiare più volte lungo il filo spinato che divideva il Lager A dal Lager B, nella speranza di rivedere Lucia. Al 4° giorno, un incrocio di sguardi, un qualcosa che scorre sotto pelle: allora ecco che mette a fuoco meglio, ma non crede, non ci crede..non può essere...uno scheletro di donna, con la testa rasata e un pigiama a righe alza un braccio in segno di saluto: Lucia, la sua Lucia che <<era una bellissima ragazza dalla chioma nera>> ora era uno scheletro vivente. 
Sami si commuove...le mani tremano durante il racconto...Ricorda che andò dal padre a raccontare che Lucia era viva, ma che era sofferente. <<Da allora mio papà divenne intrattabile, un'altra persona. Gli chiesi se voleva venire con me una sera. Non mi rispose, ma col solo cenno della testa mi fece di no. Non capivo, l'ho giudicato male a mio papà in quel momento...Poi ho capito che non voleva vederla ridotta in quello stato, che voleva conservare il ricordo di quando era bella>>
Per 3, 4 giorni Sami incontra Lucia, ma poi una sera non si presentò più. La sua Lucia...


Passarono alcuni giorni ed una sera Giacobbe disse al figlio: <<Domani se non mi trovi non ti preoccupare. Tu sii forte. Vado in ambulatorio>>. La voce di Sami si fa rotta e stentata. <<Sapevo, a 14 anni, cosa voleva dire "vado in ambulatorio": tutti quelli che andavano in ambulatorio finivano nelle camere a gas...No papà, non devi andare! no, no, no!>> <<Non ti preoccupare, mi cureranno, ho solo i piedi gonfi>> << Avevo capito: mio padre aveva capito che non ne saremmo usciti e aveva deciso di farla finita...In poco tempo ho perso le cose più belle che avevo nella vita>>.


Arriva il gennaio del '45. Intanto Sami pensa sempre più spesso a suicidarsi contro il filo spinato, ci proverà più volte, ma un qualcosa che lui non sa definire lo ha sempre trattenuto dall'allungare la mano.
I russi erano vicini e i tedeschi decidono di spostare i deportati di Birkenau ad Auschwitz: 3 km, sotto la neve, al freddo, in grave stato di deperimento. La marcia della morte.
Sami era uno scheletro, uno scheletro di 14 anni e mezzo. A stento fa 2 km, poi si accascia, mettendo il volto a terra e i palmi delle mani sulla nuca <<Sapevo che presto sarebbe arrivato il colpo alla nuca, lo sapevo, me lo sentivo, ma ero sereno>>
Qui il racconto si fa ancora più intenso e la voce tremante.
<<Ragazzi, qui è accaduta una cosa stranissima, che non poteva accadere. Durante le marce NESSUNO poteva fermarsi, figuriamoci soccorrere qualcuno. Non so come è accaduto, è strano, strano, strano. Non poteva accadere. Sono stati due angeli custodi. Mi hanno preso sotto braccio e mi hanno trascinato per l'ultimo chilometro. Poi ho perso conoscenza. Quando mi sono svegliato, ero vicino ad un cumulo di cadaveri congelati, dentro ad Auschwitz. A 150 metri un fabbricato. A fatica ho strisciato fin lì: se non volevo morire congelato, dovevo arrivare lì. Lì dentro c'erano Pietro Terracina e Primo Levi. Lì ci hanno trovato le dottoresse russe>>.


Sami racconta con fiato spezzato, incredulo, attonito e tante volte ripete << Perché? Perché io? Perché io si e gli altri no?>>. Racconta che per anni queste domande lo hanno tormentato, fin quando non ha cominciato a girare per le scuole, a raccontare la sua storia, fin quando non ha capito che la risposta al PERCHE' poteva essere : "PERCHE' TU SAMI DOVEVI RACCONTARE".
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LE MIE RIFLESSIONI


Scrivo a fatica, stordita, ancora con le lacrime agli occhi. Mi sembra di vederlo davanti a me quel padre che urla e si dimena per non farsi strappare la figlia, mi sembra di vederlo quando rifiuta di incontrare la sua Lucia morente, mi sembra di conoscere tutti i 1800 ebrei gassati senza neanche una speranza di salvezza. Mi sembra di sentire il pianto dei bambini, piccoli, strappati dai genitori, denudati, al freddo, disperati perché convinti di essere stati abbandonati, mi sembra di sentire mia la solitudine di Sami quando tornò alla baracca 11 e il padre non c'era più. E' stato straziante, dilaniante, un dolore reale, non metaforico, che prende le viscere, le mie viscere di donna e madre: una fitta al ventre e una stretta al cuore. Ho visto teorie e teorie di bambini grigi e a righe sfilarmi davanti, in fila, anonimi e tristi, con un solo numero sul braccio: <<Tra Giacobbe e Samuel un solo numero>> ha ripetuto più volte...
Vorrei scrivere, vorrei tirare fuori quel groppo in gola che mi sento, far capire il malessere che m'ha lasciato questa storia: una storia che è sì degli ebrei, ma anche di tutti quelli che sono emarginati, odiati, considerati inferiori, schiacciati dall'egoismo e dal non rispetto. Parafrasando Primo Levi, Auschwitz non è morto, serpeggia tra di noi ogni volta che odiamo qualcuno, che lo consideriamo inferiore.
Ho pianto
Ho pianto
Ho pianto


Alla fine dell'incontro molti ragazzi hanno letto i racconti e le riflessioni che avevano scritto: dai piccoli delle elementari di Carpineto e Montelanico, ai "grandi" di San Vito: è stato emozionante. A Sami brillavano gli occhi e aveva un volto sereno: cosa avrà provato a vedere ragazzi come il piccolo Sami di tanti anni fa, sani e ben vestiti, che gli parlavano di quello che fu?


Questi i lavori consegnati dalla IIIA, elaborati dopo la Giornata della Memoria (vedi post)






Abbiamo finito l'incontro con un minuto di silenzio <<perché, vi prego, la tragedia non vuole applausi>>.


Concluso il minuto di silenzio, tutti i ragazzi dagli spalti gli sono andati incontro: un autentico bagno di folla. Al centro un uomo che dimostra di meno dei suoi 82 anni, sorridente, benedicente, che accarezza i volti dei ragazzi, chiedendogli il nome...Perdonatemi, ma in quell'attimo mi è parso di rivedere il mio Giovanni Paolo II.

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Voglio chiudere questo post, raccontandovi un'ultima cosa, che porterò sempre con me.
Con le lacrime agli occhi, mi sono avvicinata anch'io per salutarlo:
<<Sami, buongiorno, sono un'insegnante...grazie>>
<<Cosa insegna?>>
Rispondo a stento <<italiano e storia...>>
Fissandomi con gli occhi piccoli e sorridenti e stringendomi ancora più forte la mano, mi ha detto: <<Allora quello che fai tu è più importante di quello che faccio io>>.


Non ti dimenticherò Sami, non dimenticherò quello che mi hai raccontato e se tu sei sopravvissuto per raccontare a noi quello che è stato, io insegnerò per raccontarlo ai miei alunni, per spingere ancora più in là il ricordo della tua sofferenza. Per tutti i Samuel, i Giacobbe e i Lucia che hanno sofferto. 
GRAZIE.












In chiusura, permettetemi di ringraziare la prof.ssa Marisa Tola, una collega in gamba ed una persona appassionata che ha organizzato e permesso l'incontro con la storia. Anche a te, Marisa, grazie.


Cristina





05/mar/2012

La legge è uguale per tutti? Azzeccagarbugli e dintorni - IIIA

E dopo il latinorum di Don Abbondio, a Renzo tocca il liscio e busso di Azzeccagarbugli, ovvero dell'avvocato  più forte coi deboli e più debole coi forti.
Una figura emblematica, attraverso la quale Manzoni espone un'aspra critica alla giustizia dell'epoca (il 1600 del romanzo, ma il 1800 della sua Lombardia). Vediamo la scena del romanzo:



Quanto è densa di significati questa scena, quanto è estremamente attuale!
Vediamo alcuni aspetti:


-i capponi: abbiamo detto in classe quanto sia "italiano" il costume della ..."mazzetta", della ricompensa da elargire ad uno specialista (ad "uno che ha studiato") per avere una migliore prestazione. Costume tanto radicato, che appare una pratica doverosa;
-Renzo che va da Azzeccagarbugli è un giovane intimorito dalla cultura di chi ne sa più di lui (confrontate con il Nerone di Petrolini!!!): è in rapporto di sudditanza feudale rispetto al dispensatore di verità assolute;
-l'avvocato viene dipinto come un "pozzo di scienza", infallibile, stereotipo questo ancora molto radicato oggi;
-Azzeccagarbugli che fa di tutto per difendere Renzo dall'accusa di un reato, ma che poi lo caccia a malo modo quando capisce che è una vittima dell'angheria dell'uomo più potente della zone è quella legge-ingiusta (ossimoro paradossale!) che difende solo chi è prepotente, chi è forte, chi può e non si cura di garantire la giustizia.


Abbiamo parlato in classe di quanto sia viscida, ipocrita e falsa la figura di Azzeccagarbugli e quanto sia profonda la critica che Manzoni fa, seppur tra un riso amaro, della giustizia dell'epoca.
Ci siamo quindi chiesti quanto OGGI "LA LEGGE SIA UGUALE PER TUTTI", quanto difenda chiunque ne abbia bisogno, al di là del ceto, del censo, del ruolo sociale o politico...


Per aiutare i ragazzi a riflettere, ecco alcuni video, simpatici...ma profondi, a mio avviso:

SIAMO TUTTI UGUALI DI FRONTE ALLA LEGGE:






 INNOCENTI FINO A PROVA CONTRARIA






Sono video molto significativi, a mio avviso: essere uguali di fronte alla legge non vuol dire essere identici l'uno all'altro (video 1 e 2), dato che, anzi, la legge e la nostra Costitutzione esalta le diversità, le particolarità di unindividuo: vuol dire, piuttosto, che nei diritti e nei doveri l'equità è fondamentale per garantire la pace sociale. I video 3 e 4 fanno riflettere, con il sorriso, ma anche con l'amarezza, quanto, ahinoi, il pre-giudizio ostacoli la ricerca della verità, quanto potrebbe ostacolare il giusto iter della giustizia. Da riflettere e interiorizzare, non trovate?


Adesso ascoltate questa ballata di De André, ballata che probabilmente tradusse da un antico testo britannico: è la storia di Geordie, un ragazzo di vent'anni accusato (ingiustamente) di aver rubato sei cervi nel parco del re. La sua donna chiederà la grazia all re, il quale risponderà che "La legge non può cambiare". Unica concessione: Geordie potrà essere impiccato con una corda d'oro.....





Geordie


Uomo 
Mentre attraversavo London Bridge
un giorno senza sole
vidi una donna pianger d'amore,
piangeva per il suo Geordie.


Donna
Impiccheranno Geordie con una corda d'oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.


Uomo
Sellate il suo cavallo dalla bianca criniera
sellatele il suo pony
cavalcherà fino a Londra stasera
ad implorare per Geordie


Donna
Geordie non rubò mai neppure per me
un frutto o un fiore raro.
Rubò sei cervi nel parco del re
vendendoli per denaro.


Insieme
Salvate le sue labbra, salvate il suo sorriso,
non ha vent'anni ancora
cadrà l'inverno anche sopra il suo viso,


Uomo
potrete impiccarlo allora


Né il cuore degli inglesi né lo scettro del re
Geordie potran salvare,
anche se piangeran con te
la legge non può cambiare.


Insieme
Così lo impiccheranno con una corda d'oro,
è un privilegio raro.
Rubò sei cervi nel parco del re


Uomo
vendendoli per denaro.

Cosa ne pensate?

A voi la parola adesso.


La prof

20/feb/2012

Renzo e Don Abbondio: quando il linguaggio fa la differenza! La descrizione attraverso il lessico-IIIA

Alumni mei, nunc loqueremur de capitulo secundo "Futurorum Coniugum", cum homo, qui se appellabat Renzo, venit ad Dominum Abbondium ut se nuberet.
Quid? Non intellegistis? Meae parabolae, mea lingua clarae non sunt???


Ah, allora se voglio farmi capire...devo cambiare lingua? Si? Siete d'accordo cha la lingua cambia in base a chi è il destinatario del mio discorso? Se io vi parlassi ogni giorno in latino, quanto mi capireste?


Ma cominciamo dall'inizio, quando il povero "Lorenzo, o come dicevano tutti Renzo, va da Don Abbondio, vestito a festa, convinto che quel giorno finalmente si sarebbe sposato (da 6':23" alla fine; QUI il testo dell'intero capitolo II):




Error, conditio, votum, cognatio, crimen,Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas,
         Si sis affinis,...


Grande il nostro Manzoni!!! Che cosa ci fa capire attraverso il latinorum di Don Abbondio? Perché secondo voi, improvvisamente, comincia a far parlare Don Abbondio  in latino?

Discutiamone e scriviamolo QUI!


E adesso riflettiamo....Ma il latinorum non si usa ancora oggi? Chi lo usa? Quando e perché?

Prima di rispondere...leggete o ascoltate questi materiali.

Primo materiale

Il primo che vi presento è il simpaticissimo Nerone di Petrolini: Petrolini, autore teatrale in dialetto romanesco, si diverte a far parlare Nerone sia con lessico forbito (da imperatore, appunto) e sia con intercalari in dialetto, in modo che dal contrasto esca fuori l'effetto comico. E' uno spasso, ma è molto molto profondo!!! Questo è un piccolo estratto, chi vuole, ne cerchi altri più lunghi su YT:



QUI avete il testo di questo sketch, con la spiegazione del brano (linguistica e non): vale la pena leggerla...tanto assomiglia al nostro Don Abbondio!




E li latinorum di Don Abbondio, il parlar difficile di Petrolini o il burocratese sono diffusi tra di noi, più di quanto si pensi:



  • "Si prega di obliterare il titolo di viaggio" = si prega di timbrare il biglietto (direbbe il bigliettaio)
  • "Posologia" = dosi e quantità di assunzione del farmaco (prescriverebbe il medico)
  • "Ottemperare all'obbligo" = obbedire ad una prescrizione (questo forse lo direbbe un militare d'alto grado nell'esercito, per invogliare un suo sottomesso)
  • "Interloquire con il personale preposto" = parlare con gli addetti (forse lo direbbe il direttore delle Poste a chi chiede informazioni allo sportello)


Insomma...ce n'è di latinorum!!!!

Secondo materiale:

Un editore di testi, per esempio, che volesse dar sfogio di bella retorica, parlando di un materiale da lui redatti per gli studenti, potrebbe dire:

Sono lieto di aver dato alle stampe il presente materiale sulla lingua delle lettere ufficiali, a seguito delle numerose richieste pervenutemi. Mi auguro sentitamente che possa soddisfare le richieste degli studenti. Qualora riscontraste nelle schede carenze di rilievo, Vi sarei grato se voleste sollecitamente comunicarmelo e vi assicuro che ne terrò gran conto.Nella fiducia che gli insegnanti si premureranno di chiarire agli studenti le formule più complesse, Vi confermo la mia disponibilità per ogni ulteriore delucidazione e colgo l'occasione per salutarVi distintamente.

che molto più semplicemente sta per:

Ho deciso di preparare questo materiale sulla lingua delle lettere ufficiali perché molte persone lo richiedono. Spero che possa servire agli studenti di lingua italiana. Comunque, se vi pare che ci siano errori o manchevolezza potete farmelo sapere e farò il possibile per migliorarlo. Quanto alla difficoltà che gli studenti stranieri incontreranno nel tradurre alcune formule standardizzate, gli insegnanti di lingua dovranno senz'altro dar loro una mano per superare questo problema. Vi ringrazio e vi saluto.

Come potete notare ci sono delle costanti. Espressioni come Mi pregio di...la tendenza a usare avverbi in mente. Per esempio ha risposto affermativamente invece di ha risposto di sì; alle relative si preferiscono i participi: La telefonata che ci è pervenuta/La telefonata pervenutaci ; le conclusioni del genere Nel ringraziarvi fin d'ora ; i saluti Colgo l'occasione per porgervi (esempi e spiegazione prese da qui)


Bello il parlar forbito, eh? ;-)


E lo volete un piccolo dizionarietto di burocratese? Cliccate QUI!


Insomma Manzoni, dopo averci descritto Don Abbondio attraverso il suo camminare metodico, attraverso la sua voce sottomessa durante il dialogo coi bravi e dopo averci detto chiaro e tondo che era un coniglio, ora ce lo fa vedere nella veste dell'oppressore, che usa la sua cultura per schiacciare chi ne sa di meno, per prendersi gioco della persona qualunque.


Manzoni insomma, col suo latinorum, ci ha fatto vedere come il carattere di una persona si possa descrivere non solo attraverso quello che dice, ma anche per COME lo dice, attraverso il LESSICO o il GERGO che utilizza.
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ATTIVITA'


E adesso viene il bello!!!
Scegliete voi un qualsiasi personaggio (della realtà, della letteratura o della storia) e divertitevi a descriverlo....attraverso il suo LESSICO, attraverso le parole che sceglie  per comunicare!


Come parlerà un avvocato saccente?
Un medico altezzoso?
Uno studente sgarupato? Magari di contro al lessico forbito di un'insegnante attonita e trasalita!

A voi la parola e...ampio spazio alla fantasia...REGAZZI'!!! ;-)

La prof

17/feb/2012

"Patria a patria": Cavour e Mazzini ai giorni di oggi - IIIA

Chi segue Arringo sa quanto siano usate le narrazioni storiche, da queste parti! :-)
Per immedesimarsi, per vedere la storia da dentro, per vivere una sorta di gioco a bivi all'interno di vicende storiche fondamentali, le narrazioni storiche permettono ai ragazzi di addentrarsi nella storia, in modo creativo e personale, scoprendo quanta "storia con la s minuscola" sia presente nella Historia ufficiale.


I ragazzi di IIIA, questa volta però, dovevano unire alla narrazione storica alcune delle tecniche descrittive che stiamo vedendo insieme, in particolare la descrizione diretta del personaggio attraverso le sue parole e le sue movenze (qui e qui i post sulle tecniche di descrizione).


Nasce così...questa traccia qui, data come compito in classe di fine quadrimestre: traccia nata dopo...una trasmissione, non tra le mie preferite in realtà,  in seconda serata su Rai Uno, che ben si prestava allo scopo.


Sfogliate qui e leggete un po' che minestrone è venuto fuori! ;-)



I ragazzi ne hanno scritte di belle! Ecco il tema in classe di Alex Bojor!



 LUI
  UN ALTRO LUI
 L'ALTRO :-)




-Eccoci di nuovo in studio, per assistere a un faccia a faccia atteso da anni. Ma non perdiamo altro tempo! Dò subito la parola ai due!
-Grazie, signor Vespa, per avermi presentato con così tanta bravura! Come già detto, io mi chiamo Camillo Benso, conte di Cavour, conosciuto meglio da tutti voi come Cavour- esclama, con lentezza, scandendo bene ogni sillaba.
-E io sono Mazzini, Giuseppe Mazzini, il più grande tra i rivoluzionari.
-Tutti così voi, pensate solo a rivoluzioni e a ribellarvi – afferma Cavour, girandosi dall’altra parte come per orrore
-E voi allora? Nobili fanatici, sfaticati e bravi solo a chiacchiere.
-Sei invidioso di me! Dei miei vestiti meravigliosi, imbottiti e lunghi, fatti fare dal miglior sarto di tutto il Piemonte, con bottoni in oro e un manto in puro ermellino. E a te, borghese, piacerebbe essere al mio posto, eh?
-No, neanche per sogno. Io sto bene con questi vestiti.
-Giusto, tu sei un rivoluzionario, lotti, ma in fondo non vuoi nulla, ti accontenti di niente, vuoi lottare per il gusto di farlo. Ma, Mazzini caro, non guadagni niente con le mani, lo vuoi capire? Bisogna usare il cervello! E dimentica la tua idea idiota di instaurare una repubblica. Ormai tutti vogliono la monarchia Costituzionale, con i nobili in Piemonte e nei posti d’onore degli altri Stati dell’Italia Settentrionale.
-E chi te lo dice che non si possa più instaurare una repubblica? E poi basta con l’idea dell’Italia del Nord più importante e potente del resto della penisola. Tutti devono essere liberi. E ti fai chiamare liberale tu che sei con il Nord e imprigioni il Sud? – inveisce Mazzini con rabbia.
-Prima libero il Nord e poi il Sud – risponde Cavour, con calma.
-Ma non dire bugie! Non lo hai mai considerato il Sud e mai lo farai!
-Non credere. Guarda che ho trovato addirittura un grande rivoluzionario come te, pronto ad aiutarmi, ma certo, lui è più intelligente e più pratico di te: sai, oltre a combattere pensa prima. E mi aiuterà… a liberare il Sud.
-E chi sarà mai questo gran pensatore rivoluzionario?
-E’ Giuseppe Garibaldi, l’uomo che ha viaggiato fino in America Latina e ha liberato l’Uruguay dall’Argentina. Ora è in viaggio, per giungere da me, perché mi ha promesso di aiutare il mio regno a sottrarre la Lombardia all’Austria!
-Pensa e dì quello che vuoi, ma con la religione, come la metti? “Libera Chiesa in libero Stato”: ma come ti è venuto in mente? La Chiesa è indispensabile per uno Stato, deve collaborare con esso, per lottare e infondere coraggio al popolo!
-Ma sai pensare solo alla lotta?! Ecco perché voi rivoluzionari siete tutti ignoranti!
-Noi siamo ignoranti, perché voi nobili non avete mai fatto nulla per darci un’istruzione – dice alzando molto la voce.
-Non ce lo avete mai chiesto, semplice.
-Se dici che siamo ignoranti, perché non ti sei mai degnato di fare qualcosa per noi?
-Ehm..perché…
-Lo sapevo, voi pensate solo a voi stessi, ma non ti preoccupare, perché gli ultimi diventeranno i primi e i primi gli ultimi!
-Potrai anche avere ragione, ma ancora non mi hai spiegato perché vuoi la repubblica!
-E' migliore della monarchia costituzionale, che concede la costituzione dall’alto, per poi non mantenere nulla, per giunta! Con la repubblica ogni politico controlla l’operato dell’altro, in modo che tutti rispettino le regole e la costituzione viene redatta da un’assemblea eletta!
-Regole, regole…proprio tu parli di regole? Forse che tu non infrangi le regole con le tue ribellioni?
-Ehm..in un certo senso sì, ma non è questo il punto…ehm…

La discussione ormai ha preso una brutta piega: il conduttore interviene per evitare un litigio:
-Bene, signore e signori, un dibattito molto acceso stasera, non c’è dubbio! Per questo continueremo nella prossima puntata ad approfondire. Non perdetevi quindi la prossima puntata: avremo con noi Alessandro Manzoni e Goffredo Mameli! Arrivederci e buona serata!


Alex Bojor
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Ed adesso il compito di Daniele Giustiniani





Benvenuti nello studio di Cinecittà, qui vi parla il vostro “cacciatore di scoop”, Giuseppe Garibaldi per una nuova puntata emozionante di “Patria a Patria”, il vostro programma che parla di senso dello stato. Oggi come ospiti abbiamo due uomini che hanno fatto l’Italia. Alla mia destra il conte Camillo Benso di Cavour: un uomo paffutello che fa dell’astuzia il suo punto di forza. Alla mia sinistra il genovese Giuseppe Mazzini: un uomo molto perseverante, con un carattere saldo, che non ci pensa due volte a fare la rivoluzione.

Il tema che affronteremo oggi è quello del popolo.

- Sig. Benso, secondo lei il popolo è l’arma principale per scacciare le potenze straniere dall’Italia?

- Beh, questa domanda mi mette in lieve difficoltà, perché per me quei ragazzi non sanno comunicare fra di loro, perché sono analfabeti e, sinceramente, a confronto con i miei soldati, loro sono delle nullità, perché non hanno né l’esperienza e né le capacità per aiutarci in un momento di lotta…

- Mi dispiace ribattere, ma non penso che i miei uomini siano analfabeti. Certo, si esprimono a modo loro, ma non è per questo che non possono combattere. Anzi, devono combattere, perché nostro Signore vuole che tutta la gente sia libera e per questo tutti insieme dobbiamo ribellarci agli Austriaci.

- Quindi, sig. Mazzini tutte le persone devono fare la rivoluzione?

- Assolutamente si, perché l’unione fa la forza…

- Io la penso in un altro modo, penso che l’astuzia faccia la forza…

- Secondo me, invece, non bisogna star a contrattare: bisogna cacciare al più presto possibile questi Austriaci!!!

- Grande Giuseppe!!

Ed un’ondata di applausi acclama il genovese che non ne può più dei forestieri che vengono a comandare a casa degli altri.

- Ora basta discutere… E’ il momento di fare una piccolissima pausa pubblicitaria, non cambiate canale, a fra poco…




- Bentornati a Patria a Patria, qui vi parla ancora Giuseppe Garibaldi. Per chi stesse accendendo solo adesso il televisore, deve sapere che come ospiti abbiamo Camillo Benso e Giuseppe Mazzini.

- Allora, sig. Benso, perché lei e il sig. Mazzini non riuscite a comprendervi? Forse se si lavorasse insieme, non crede che riusciremmo meglio a scacciare definitivamente i nostri nemici?

- Beh, c’è un motivo ben preciso: abbiamo delle idee differenti.

- Mi scusi eh, ma voi due non vi accettate, perché il sig. Benso ragiona da nobile, quindi a lui interessa solo fare il regno dell’ Alta Italia con a capo i nobili, mentre al sig. Mazzini, essendo un semplice borghese, interessa fare l’Italia con a capo dei rappresentanti eletti dal popolo…

- Siamo arrivati al punto finale, dove sarà il pubblico a decidere chi ha ragione fra i due contendenti. Pubblico, è ora di votare: A se date ragione a Cavour, B se date ragione a Mazzini.

- Votate!!!


- Allora, ho la busta con il risultato del popolo…

- Quello che ha vinto, è… Giuseppe Mazzini!




- Giuseppe, Giuseppe, Giuseppe!!!



Il popolo va in delirio per il condottiero borghese…

- Per oggi è tutto, dal vostro amico amato conduttore di “Patria a Patria”, Giuseppe Garibaldi.

- Buonasera! Ci rivedremo domani sempre alla stessa ora! Arrivederci…


Daniele Giustiniani
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Adesso è la volta del testo di Elisa Carrarini, con Manzoni che segue da casa :-)


Le telecamere stavano per accendersi. Il presentatore inquadrava i due personaggi e ripensava alle domande da fare. Cercava un modo per far iniziare la discussione e pensava a come potesse dare il benvenuto ai telespettatori. Finalmente cominciarono ad arrivare le prime note della sigla iniziale.
Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta
Dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa…

- Sulle note di questa meravigliosa marcia, dò il benvenuto a tutti i telespettatori in studio e a quelli che ci seguono da casa. Questa sera assisteremo al dibattito tra due grandi personaggi: alla mia destra Camillo Benso, che dal 1852 è primo ministro del governo Savoia, alla mia sinistra il genovese Giuseppe Mazzini.

Cavour se ne stava seduto con le gambe incrociate. Indossava una giacca nera ed una camicia bianca di seta pura. Ogni tanto tirava fuori dal taschino un orologio e controllava l’orario. Non si sarebbe alzato da quella poltrona nera e lucida neanche se fosse crollato lo studio. Forse aveva messo la colla sulla pelle del sedile. Osservava con poca attenzione i giochi di colore che le luci sparavano sulla sua giacca lucida. Come la gran parte dei vecchi signori nobili, portava una barba che serviva a coprire il doppio mento. Forse anche ai nobili non piacevano alcune parti del loro corpo. 

- Buonasera a tutti i gentilissimi telespettatori che stasera seguiranno questa puntata. Vi auguro 
che sia una bella serata in compagnia del nobilissimo, grandissimo Conte di Cavour e del borghese Giuseppe Mazzini – le parole di Cavour riecheggiarono fiere nello studio, tranne nelle ultime parole. In quegl’istanti aveva lanciato un’occhiataccia all’uomo che gli sedeva di fronte.
Mazzini era un uomo di poche parole. Preferiva agire più che parlare. Voleva alzarsi da quella sedia e mettere le mani addosso a quel poco di buono, a cui aveva appena restituito un occhiata gelida. Non c’era cosa peggiore di essere fissato da un uomo come lui. Era come ricevere una scarica elettrica improvvisa.

- Buonasera. – aggiunse senza giochi di parole.

Non voleva abbindolare il pubblico con stupide parole dolci. Non voleva piace alle persone per il semplice fatto di saperle raggirare. Voleva piacere alla gente per come era.

- Bene, cominciamo con l’intervista. Sig. Cavour, per quale motivo preferisce la Monarchia Costituzionale alla Repubblica?
- Perché non ragiona con la sua testa, segue solo ciò che dice il Suo Re, la Sua Coscienza… - Mazzini interruppe Cavour che stava per parlare.
- Per favore, mi dia la possibilità di esprimermi e di rispondere alle domande. Dunque, credo solamente che…
- Ma che credi tu! – Si era alzato dalla sedia con le mani tremanti ma, come se fosse rassegnato, abbassò lo sguardo e si sedette di nuovo.
- Credo solamente che si riescano a prendere decisioni più immediate con un re al comando del popolo. Credo che ci sia più ordine, tutto qui.
- Perfetto. Sig. Mazzini, perché crede che l’Italia debba essere tutta unita?
- Ma che domanda è questa? E’ come una penna senza inchiostro, come un fiore senza petali, come Dio senza la chiesa e i fedeli. E non c’è nessuno che sia in grado di dividerla, tantomeno un nobile presuntuoso…
- Per favore. Siamo qui per parlare dell’Italia, non di noi stessi, borghese. – il Conte sputò fuori quell’ultima parola con disprezzo.
- Manteniamo la calma! Sig. Cavour, crede sia giusto abbattere le dogane per lo sviluppo del commercio e dell’economia.
- Certamente si. Quando l’economia di uno stato è debole e instabile, è necessario modernizzare i commerci e…
- Senza il popolo cosa vuoi che sia l’economia?! Il popolo ha bisogno di entrare a far parte della vita sociale ed economica di uno stato, della storia di una stato! Senza di esso come si può andare avanti?! A proposito. Vorrei salutare il mio caro amico Alessandro Manzoni che sicuramente ci sta guardando da casa sdraiato sul suo divano. Ciao Alessandro!
- Signor Vespa, per favore, intervenga. Io non riesco a parl…
- Oh andiamo! – come un istante prima Mazzini si alzò di scatto, trascinato dall’impeto di mettergli le mani addosso.

Cavour era quasi meravigliato del suo comportamento, non credeva ai suoi occhi. Lentamente aveva alzato un sopracciglio: era l’unica cosa che aveva mosso dal momento in cui si era seduto ed aveva incrociato le gambe.

- Per favore, se ci fosse calma nello studio, sarebbe più facile riuscire a capire l’argomento di cui trattiamo. Sig. Mazzini, non interrompa Cavour, grazie.
- Io sono calmissimo, è il qui presente ad alzare la voce.
- Per caso hai la coda di paglia? – dichiarò Mazzini in tono beffardo.
Il viso di Cavour divenne di tutti i colori. Divenne rosso, poi blu, poi viola, poi verde, poi ritornò al suo colorito normale.
- Sembrerà strano, ma con un tipo come lui, anche la mia pazienza ha un limite!
- La vogliamo smettere! Tutti e due! Tra poco devo dare la linea al TG1.
- Si, ha ragione! Devi smetterla! – affermò Cavour accigliato.
- Continuiamo con l’intervista e stavolta parlate civilmente! Sig. Mazzini, perché vuole che il popolo lotti per la libertà?
- Perché nessuno ha il potere di donare la libertà! La libertà va conquistata. La libertà è sacra, naturale e inalienabile. Forza ragazzi! Dobbiamo combattere per l’Italia, per la vita!
- Patetico.
- Tu non ti intromettere!
- Mi dia del lei. E allora per quale motivo lei lo fa sempre quando sto parlando?
- Dio vuole la libertà di tutti i popoli! – continuò ignorando i commenti sarcastici del nobile – Dall’alto ci dà la forza di lottare e benedice le nostre rivolte. Se si ama Dio, si ama la libertà!
Le parole di Giuseppe Mazzini risuonarono così convincenti nello studio che scoppiò un grande applauso. Si sentiva davvero orgoglioso di ciò che aveva appena detto. L’unico che non batté ciglio era Cavour.
- Ora vi mostreremo un servizio sulle pubblicità di cui Cavour e Mazzini si avvalgono per coinvolgere e convincere il popolo della loro tesi. In seguito entrerà un ospite speciale in studio per commentare.

“Ami l’Italia? Ami la libertà? Ami Dio? Il tricolore ti aspetta. Segui Giuseppe Mazzini.”

“ Casa Savoia è libertà. Libera la tua anima. Segui il profumo d’indipendenza, arriva al Regno Piemontese!”

“Dling Dlong”. Suonò il campanello e dalla porta entrò Giuseppe Garibaldi, che si sedette vicino a Mazzini, suo maestro di vita. Gli diede una pacca sulla spalla e si aprì in un sorriso radioso.
- Benvenuto Sig. Garibaldi. Grazie di essere qui con noi in questa serata piena di liti e discussioni.
- Buonasera a tutti. E’ davvero un piacere.
- Che ne dice delle due pubblicità?
- Condivido in pieno la prima propaganda, perché Dio, dall’alto, benedice il nostro tricolore.
Si sentì Cavour borbottare qualcosa di simile a “E cos’è che poteva dire?”. Garibaldi si girò e gli lanciò un'occhiata di ammonimento.
- Le due pubblicità usano lo stesso concetto, ma per due fini diversi.
- La libertà non porta alla monarchia. Porta alla democrazia, alla repubblica!
- Non sono assolutamente d’accordo – aggiunse con tono pacato Cavour, che aveva ripreso la sua solita calma.
- Ho un’ultima domanda per il Primo Ministro prima di concludere la puntata e passare la linea al TG1. Per quale motivo non vuole che l’Italia sia completamente unita: da Nord a Sud?
- L’unico problema esistente è l’arretratezza dell’economia del Sud Italia. Sarebbe un peso troppo grande da portare sulle spalle per l’Italia del Nord.
Mazzini e Garibaldi erano rimasti impietriti e non ebbero il tempo di controbattere.
- Con quest’ultima risposta si conclude questa puntata di “Patria a Patria”. Vi aspettiamo domani sera sempre alla stessa ora. Auguro a tutti i telespettatori che ci hanno seguito un buon proseguimento di serata. Linea al TG1! A domani!

Fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta.
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa…

Elisa Carrarini

10/feb/2012

Giornata del ricordo




Siamo alla fine della IIA guerra mondiale, negli ultimi anni, intorno al 1943.
L'Italia, prima alleata della Germania di Hitler, cambia schieramento, stanca della dittarura mussoliniana e di una guerra lunga e sanguinosa, a cui partecipa da anni, nonostante fosse impreparatae ancora nella crisi del I° dopoguerra. L'8 settembre 1943 (in realtà qualche giorno prima)  l'Italia firma l'armistizio con gli Stati Uniti, sbarcati in Sicilia: a partire da quella data, i tedeschi che erano nostri alleati e che giravano tranquillamente per i nostri paesi, diventano di colpo nostri avversari. L'Italia vive anni terribili: la guerra non è più sul fronte, la guerra si combatte casa per casa, nei cortili, nei boschi. E' una vera guerra totale, che coinvolge tutti, non più solo militari, ma civili, donne, bambini.
Nascono così i partigiani, che lottano per la libertà dell'Italia dai fascisti e dai tedeschi nazisti: si nascnondono in ogni luogo, in ogni cavità e, con azioni più o meno organizzate, lottano contro il "nuovo nemico".
L'Italia lotta quindi non più una guerra mondiale, ma anche una guerra interna.


Ma le implicazioni non sono finite: la guerra diventa ben presto anche guerra civile. Italiani che sostengono ancora il fascismo lottano contro italiani che il fascismo non lo vogliono più e che vedono negli americani gli alleati per la liberazione dal fascismo. Quindi

  • una guerra mondiale
  • una guerra contro i tedeschi nazisti
  • una guerra civile tra italiani partigiani e filofascisti

Gli ultimi anni della II guerra mondiale sono stati tra le pagine più nere della nostra storia....


Ma per una parte d'Italia, la tragedia non era ancora completa: nel Carso (NE d'Italia), nell'Istria e nella Dalmazia si aggiunge una nuova tragedia.


Nel Paese confinante, la Jugoslavia (estesa come quasi gli interi Balcani), va al potere il maresciallo Tito, di ispirazione comunista (non abbiamo ancora parlato del significato di questo aggettivo: per il momento intendete "comunista" come avversario del capitalismo, come sostenitore del popolo contro i proprietari delle fabbriche, come un estremista delle idee della Rivoluzione Francese). Tito ha sogni annessionistici: vuole strappare il NE all'Italia. Il discorso annessionistico ben presto si camuffa dei più tristi contorni di razzismo, di pulizia etnica, di opposizione al fascismo.


Nel NE inizia quindi anche LO STERMINIO DEGLI ITALIANI, COLPEVOLI DI ESSERE ITALIANI, DI ESSERE O ESSERE STATI FASCISTI, COLPEVOLI DI ABITARE IN UNA ZONA STRATEGICA PER IL CONTROLLO DELL'ADRIATICO.


Vi ho parlato più volte delle caratteristiche geologiche de Carso: la terra è friabile, calcarea, soggetta ad erosione a contatto con l'acqua endogena e esogena (ricordate le pietre pomici, mie e di Ilaria, viste in classe: leggere e porose). Il Carso è quindi pieno di cavità, alcune profondissime, scavate dalla pioggia in modo quasi verticale. Nel dialetto locale si chiamano FOIBE, buche, fosse. La maggior parte supera anche i 10 m di profondità, alcune arrivano agli 80; quella più profonda e tristemente nota, quella di Basovizza, arriva ai 250 METRI...




Le foibe più tristemente note




A Basovizza, passata la guerra, si scoprirono resti umani per la META' della profondità della foiba....





Tra il '43 e il' 47 (quindi anche dopo la fine della guerra), molti italiani furono presi e portati nei campi di concentramento jugoslavi, sottoposti a torture, esperimenti, lavori estenuanti. Moltissimi poi, non arrivarono neanche nei campi, ma furono infoibati, legati a due a due vicino alle foibe e fucilati...alcuni furono infoibati vivi..


Foto e immagini dall'inferno del Carso:




Monumento commemorativo
 BASOVIZZA: 500 METRI CUBI DI DETRITI UMANI!
 Ingresso in una foiba
 Recupero salme
 infoibamento in una illustrazione inglese
 Fil di ferro per legare le vittime a coppie


Più delle parole, qualche video, con il ricordo di un sopravvissuto:





Ancora qualche altra testimonianza....


Testimonianza di Graziano Udovisi, un giovane militare italiano infoibato e sopravvissuto alla caduta, che avete visto nel video precedente. E' riuscito a riemergere dalla foiba nella notte e a raggiungere la sua casa per nascondersi.E' stato l’unico che potesse far rivivere l’atroce sensazione di sentirsi morire cadendo in un buco nero nella terra. Ecco il passaggio del suo racconto, quando è di fronte alla foiba, una notte di luna piena, e decide di buttarsi un attimo prima che i titini gli sparino addosso, sperando di morire subito. Invece…


Un alberello che sporgeva mi trattiene un momento. È stato anche quel momento, ripensandoci dopo, che ha permesso agli altri di cadere, tutti quanti, e di cadere dove? Dentro l’acqua. Era una foiba chiusa, una foiba piena d’acqua. Con un salto di una ventina di metri sono piombato anche io dentro e dimenandomi perché sapevo che bastava ingoiare una sola boccata d’acqua e si era perduti. Non avrei mai più rivisto nessuno…Ho trattenuto il respiro, ho forzato e questa mano l’ho liberata, l’altra mano è stato semplice liberarla… e quando ho dato un colpo per poter risalire ho incontrato una zolla di terra con dell’erba. Non era erba, era la testa di quello che stava appresso a me…l’ho presa con forza e l’ho tirata su. Ho salvato un altro che non era stato neppure lui scalfito da un colpo di mitra.


La tristissima storia di Norma Cossetto (leggete prima QUI quale fu il suo calvario...una Settimia Spizzichino che non sopravvisse...)







Per anni Istriani, Dalmati fuggirono dalla loro terra e raccontarono, ma, dolore su dolore, NON FURONO CREDUTI....Dopo l'orrore fascista, non si voleva riconoscere un altro orrore, l'orrore comunista...
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Oggi, ragazzi, RI-CORDIAMO, verbo latino che vuol dire 'riportiamo al cuore', diamo voce a chi ha sofferto.


Le foibe: ancora una volta la storia ci insegna cosa accade quando non c'è rispetto per la'ltro, per la sua identità, per la sua dignità, per il suo essere PROFONDAMENTE E NATURALMENTE UOMO


(Rimando ancora una volta ai materiali del Progetto Valeo, per una riflessione per contrasto)


Chiudo con la poesia di Giovanni Maria Gandolfi:


Nel museo dei ricordi 

metterei il dolore, che non è bello a vedere, 

ma è quanto rimane attaccato alla pelle: 

contrassegno di un tempo 

che reclama i sui figli strappati 

L' aria respirata nel primo vagito 
ci lega a quella terra e altrove non si odora 
e ci rimane attaccato ovunque si vada

Quella terra che ha subito violenza
come chioccia ha vegliato i suoi figli
che pregiudizio ha soppresso
e chi s' è sottratto, ancora veste il lutto
e reclama riandare a vedere
quegli ammassi di vita lasciati di corsa
centellinando il dolore che vi trasuda

La prevenzione ha indossato gli occhiali 
per vedere tutti di uno stesso colore: 
quello che disturba il più forte
e la madre affranta li ha accolti nel ventre

Sogni sospesi, coltivati altrove 
che ora reclamano il tempo del trapianto, 
là dove sono spuntati: 
va rinnovata la terra nel vaso 
perché la gramigna non cresca 

e il futuro si guardi le spalle 
per imparare che si può stare insieme

E il futuro si guardi le spalle 
per imparare che si può stare insieme 


Adesso la parola a voi ragazzi!

La prof.
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Ps: girando per il web, ho trovato questa frase di Antonino Caponnetto, magistrato siciliano che con Falcone e Borsellino lottava contro la mafia per un'Italia migliore. Ovviamente non c'entra direttamente con il ricordo e le foibe, ma questa frase mi pare un ottimo contraltare sia a tragedie come quelle che ricordiamo oggi, sia a tanta insofferenza e indifferenza verso l'altro della nostra quotidianità.


Mi auguro facciate vostre queste parole.

28/gen/2012

Testo descrittivo: i paesaggi - IA

I ragazzi ormai hanno acquisito le tecniche di descrizione di un paesaggio e sanno padroneggiare le diverse prospettive del PRIMO PIANO, DELLA CARRELLATA E DELLO ZOOM. A questa stanno inserendo via via i dati sensoriali: ne risultano dei testi ben strutturati, ricchi nel lessico e nella fantasia!
(il percorso precedente QUI e QUI)

Eccovene alcuni:

TECNICA DELLO ZOOM

Sullo sfondo, posso ammirare il cielo limpido e terso, come l’acqua del mare, che domina tutto quello a lui sottostante come un re con i suoi sudditi; il cielo segue una scala di colori, blu intenso e scuro in alto e, celeste chiaro più in basso simile alle sfumature di un arcobaleno.
Sotto, si estende una rocciosa, alta e imponente catena di montagne con le punte aguzze come i denti di un leone, innevate da una bianca e candida neve, che assomiglia ad una torta con sopra lo zucchero a velo. Le montagne sono fitte di alberi; si sente l’aria fresca dell’inverno in arrivo che accarezza la pelle.
Più avanti , fa ondeggiare, come una mamma che culla il suo bambino, le sue acque nitide e intense, un vasto lago, che con il suo colore spezza il continuo verde degli alberi delle montagne. Poco più in là, c’è una penisola piccola e ristretta al pari di un braccio di un bambino piccolo. Si intravede il solidario paese che dorme tranquillamente, abbracciando le case e gli abitanti.
In primo piano, sorge una chiesina color beige opaco dal tetto poco spiovente e rossiccio e dietro di essa spunta il campanile che ogni tanto rintocca “din - don”. A fargli da cornice ci sono i sottili, bassi ulivi, a loro volta circondati da impettiti ma bassi alberi; si sente l’odore del passato autunno pieno di frutti e odori diversi.

Giulia Rossi

in costruzione

Avvio al testo descrittivo - descrizioni e testi narrativo-descrittiviIA

Continua la produzione di testi descrittivi in IA.

Pubblico qui dei lavori svolti qualche tempo fa, durante la fase di avvio al testo descrittivo, QUI descritta.

Siamo partiti da questo testo di Manzoni , del quale i ragazzi hanno svolto le manipolazioni.

Mattino d'autunno





Il cielo era tutto sereno: di mano in mano che il sole s'alzava dietro il monte, si vedeva la sua luce dalle sommità dei monti opposti scendere, come spiegandosi rapidamente, giù per i pendii e nella valle.

Un venticello d'autunno, staccando dai rami le foglie appassite del gelso, le portava a cadere qualche passo distante dall'albero.

A destra e a sinistra, nelle vigne, sui tralci ancora tesi, brillavano le foglie rosseggianti a varie tinte; e la terra, lavorata di fresco, spiccava bruna e distinta nei campi di stoppie biancastre e luccicanti dalla guazza.

Alessandro Manzoni



Ecco quindi le manipolazioni dei ragazzi, in prosa e poesia:


MATTINA DI PRIMAVERA




Il cielo era tutto sereno:il sole era fermo in un punto,tra due colline,ed i suoi raggi scivolavano sui pendii e inondavano di luce la valle.Il sole tiepido riscaldava ogni cosa e la avvolgeva come una morbida e soffice sciarpa di lana.

Una leggera brezza rendeva tutto più magico.Soffiava un leggero venticello primaverile che giocava tra le frondose chiome degli alberi più alti.Le loro foglie erano tinte di verde smeraldo,un colore intenso, e si muovevano pian piano;alcune invece,ancora piccoline,cercavano,in mezzo ad una fitta chioma,qualche spicchio di luce per poter diventare grandi come le altre.A guardarle si provava una sensazione di allegria e di vita!! Poi si notava anche qualche foglia adagiata a terra,ancora in letargo,ed era bello accarezzarle,sentire le sue venature e il suo bel vestitino colorato! Quando le foglie frusciavano rienpivano l'aria di un suono melodioso,e le orecchie si addrizzavano per sentire meglio!!

A destra e a sinistra,un pò dappertutto,c'erano moltissimi alberi da frutto:pesca,mela,pera,ciliegia,prugna........,che rendevano il panorama favoloso.Il sole rifletteva e faceva sembrare tutto di un colore più acceso,un pò rosseggiante,scintillante.Questa luce penetrava negli occhi,desiderosi di ammirare un panorama così bello!

Roberta Gentili



SERA D’AUTUNNO


La sera

Indossa un mantello rossiccio.

Dietro i monti

si vedeva la luce

che come una coperta

li abbracciava.

Le piante ormai

Stanche, si distesero

per terra e,

si lasciarono

trasportare dal tepore

del sole.


Giulia Rossi

MATTINA D'AUTUNNO


Come ogni mattina la luce proveniente dalla finestra vicino al mio letto accompagna il mio risveglio e da inizio a una nuova giornata. Questa mattina però è tutto più misterioso e più avvolgente: è l’autunno con i suoi colori, i suoi profumi e i suoi suoni che rendono magica questa stagione.
E’ da poco finita l’estate, gli alberi si stanno colorando le loro foglie di colore rosso, arancione, marrone e giallo fanno sembrare l’albero allerchino ,che lentamente e dolcemente si appoggiano sui marciapiedi delle strade, sui prati e sulle panchine del parco. Inizia a far freddo e gli uccellini con il loro cinguettio si spostano verso luoghi più caldi e confortevoli lasciandoci risvegli più silenziosi e meno giocosi. I bambini si rincorrono nel prato e divertendosi a calpestare le foglie, ma il quando il sole va a dormire devono tornare a casa per la cena e per finire gli ultimi compiti. Le case si scaldano tutte con il calore del camino che rende tutto più ovattato e rilassante soprattutto quando sei stato una giornata fuori casa e si colorano con i colori del fuoco che dipinge il soggiorno di rosso. L’aria diventa gelida e si respira e si respira un’ odore diverso: è quello del fumo che esce dai camini con il suo odore di cenere che colora il cielo verso sera e quello della terra bagnata .
Ogni anno l’ autunno si presenta puntuale il 21 settembre per ricordarci che un’altra estate è finita e che dobbiamo aspettare un anno per tornare in vacanza. Ma ci ricorda anche che dobbiamo aspettare molto meno tempo, solo qualche mese, perché il Natale arrivi nelle nostre case e nelle nostre famiglie per tornare a riempirci di gioia e amore. Nel frattempo però viviamoci questa stagione che non è del tutto brutta solo del fatto che ricomincia la scuola.

Giorgia Quaresima


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Siamo quindi passati ad inserire queste descrizioni nei testi narrativi (a carattere personale). Ecco quello di Giorgia (in corsivo i dati sensoriali da lei inseriti nel testo)

A luglio sono partita per andare a Pozzuoli dove mi sono imbarcata per arrivare a Ischia. Dal mio paese per arrivare a Pozzuoli è tutta autostrada, chilometri e chilometri d' autostrada che non finiva mai. La strada era di un colore grigio simile alla pelliccia di un topolino, mentre l'aria era fresca, nonostante nell'abitacolo ci fosse un odore di benzina che mi faceva girare la testa. Sull'autostrada vedevo sfrecciare auto di mille forme: dalla più piccola alla più grande, ogni automobile era di colori diversi: dal più scuro al più chiaro, dal più luminoso al più sbiadito.

Quando siamo arrivati, ho rivisto alberi, case e gente. Gli alberi erano tutti molto alti, avevano un chioma folta con qualche fiorellino di qua e di là. Le case erano molto basse e tutte possedevano un terrazzo abbellito da piante e fiori profumati, che si affacciavano dai balconi. La vernice delle case era di colori chiari. Si sentiva il chiacchierare della gente che stava al porto o al bar. Siamo andati a prendere i biglietti, c'era un lunghissima fila simile ad un serpente boa. Dopo molto tempo toccò a noi.  Le mie gambe non ce la facevano più a stare in piedi: mi cedevano e gli occhi mi si chiudevano da soli per il gran sonno e il gran caldo.

Dopo una lunga fila ci siamo imbarcati e siamo entrati nella nave. Abbiamo cercato il della macchina e siamo saliti sul ponte. Ci siamo seduti e io sono andata subito andata a visitare la nave. Era grandissima due piani. C'era un ristorante di un colore rosso, che mi faceva pensare alle fragola, mentre i tavoli erano rotondi e color giallo. I camerieri indossavano un grembiule con scritto sopra il nome del ristorante. C'era anche un bar, con le pareti ruvide color arancio, dal bancone era giallo e i tavolini bianchi, con le sedie rosse: da lì si poteva odorare un profumino invitante di cornetti appena sfornati.

Dopo un quarantina di minuti siamo arrivati ad Ischia. Un posto bellissimo, poca gente, tantissima negozietti e stradine fatte di sassi bianchi e ai lati dei mucchietti di sabbia che ti portano diritto al mare o in posti segreti.  E così il primo giorno di vacanza finì. Siamo tornati in albergo per la cena.

Il giorno seguente ci siamo svegliati, abbiamo fatto colazione e ci siamo recati al mare. La spiaggia era pulitissima senza neanche una sigaretta per terra, l'acqua del mare era limpida e brillante come uno specchio appena lucidato e i pesciolini sguizzavano tra le gambe dei turisti come se stessero giocando a nascondino; l'aria era fresca e aveva un sapore di salsedine che mi rendeva la pelle un po' umida. Ancora non sapevamo quale fosse il nostro ombrellone che io ero già in mare a fare amicizia.

Quella settimana mi sono divertita un mondo ed ho conosciuto molti nuovi amici.

Giorgia Quaresima