Blog della Prof.ssa Cristina Galizia

Arengo era l'antica via dei paesi medievali dove si svolgevano commerci e scambi. Arringo è il nome dialettale della via che abbraccia la parte vecchia di San Vito Romano...una sorta di "raccordo anulare" insomma!
Questo blog vuole essere una piazza virtuale, luogo di incontro e di scambio di idee per tutti coloro che credono nella scuola, che vogliono mettere a frutto i propri talenti e che hanno tanta voglia di crescere insieme.
Prof.ssa Cristina Galizia
Docente di Lettere presso l'Istituto Comprensivo di San Vito Romano (RM)

04/feb/2010

Hanno scritto di noi!!!!!

Ragazzi!!! Arringo fa stradaaaaaa!!!!

Gianni Marconato, psicologo e formatore di docenti, ha scritto un bellissimo post su di noi e sul nostro modo di fare e intendere la scuola!!!! Andate a leggere (cliccate qui): mi farebbe piacere se commentaste nel suo blog, scrivendo le vostre riflessioni a riguardo!

ps: personalmente il post in questione mi ha fatto un piacere immenso, anche se non vi nascondo un certo imbarazzo per i complimenti ricevuti...Voi mi conoscete, non è che stia molto a mio agio sotto i riflettori...Ma è giusto che leggiate anche i complimenti che io e Gianni Marconato vi facciamo!!! Grandi Arringoboys!!!

Con affetto
La prof.

Mettersi nei panni di...: l'attualità in prima persona - IIA

Come far capire l'attualità, spesso difficile e complessa, ai ragazzi?
Un modo è quello...di farceli stare in prima persona!

Ecco a voi due elaborati dei ragazzi di IIA, sui fatti di Rosarno: ho invitato i ragazzi a narrare in prima persona, narrando la fatica del viaggio, la tragicità del presente e le paure per il futuro...
Beh, giudicate voi, Arringovisitatori, la capacità di analisi!

Bravi ragazzi! 
(presto anche altri elaborati...in via di battitura!)
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IL BUIO DELLA VITA -Roberto Gargiuli

Era dura in Somalia. Quelli sono stati anni davvero duri. La paura era tanta e da mettere sotto i denti non c’era niente. C’era la guerra. Non dormivamo quasi mai per paura di un attacco. Vivevo con la mia vecchia mamma piena di acciacchi, mio fratello minore e mia moglie Catrina. Con noi c’era anche un altro inquilino. Un inquilino che viveva in tutte le case: la paura. La paura era una morsa che ci stritolava. Non ci lasciava mai. Non ci faceva respirare. La sera Catrina si abbracciava a me piangendo, cercando di riposarsi un poco. Piangeva per paura. Paura della morte. Paura di non risvegliarsi. A volte piangeva per la fame. Era difficile trovare lavoro. Non c’era nessun lavoro e con la guerra non riuscivamo a vivere. C’era miseria ovunque. Era davvero dura. A volte arrivavano dei soldati e sparavano. Ho visto molte persone morire davanti ai miei occhi. Noi siamo stati fortunati. La disperazione era tanta. Si tirava avanti solo per miracolo. Poi un giorno arrivò la notizia. Era stato organizzato un viaggio per emigrare in Europa. Un uomo aveva un camion con cui si poteva attraversare il deserto. Poi saremo andati con un gommone. Purtroppo bisognava pagare, anche molto. Noi non avevamo soldi. Mia madre aveva venduto la casa per poterci pagare il viaggio. Lei voleva rimanere lì. Le volevo molto bene. Mio fratello voleva rimanere per dargli conforto. Saremmo andati io e Catrina. Il giorno della partenza trovammo mia madre per strada in una pozza di sangue. Le avevano sparato. La disperazione era tanta. Venne anche mio fratello con noi. Nessuno di noi aveva la voglia di andare avanti, ma lo facemmo per nostra madre. Quando partimmo Catrina era incita. Lo feci anche per il piccolo.
Ci misero su un camion. C’era solo una porta per entrare. Non c’era cibo. Non c’era niente da bere. C’era solo un tanfo incredibile. Eravamo circa cinquanta persone. Tutti schiacciati tra di loro. Avevamo paura. Non eravamo nemmeno sicuri di rimanere in vita. Dopo tre giorni di viaggio ci fecero scendere e ci diedero dell’acqua. Trovammo due bambini morti. La madre era disperata. Tutti avevano paura che sarebbero potuti morire. O che sarebbero morti i loro cari. Il furgone era sporco. E c’erano ormai gli escrementi di tutti. Quando arrivammo sulla costa ci caricarono su un gommone. Anche lì quando uscimmo trovammo un morto. Stavolta era qualcuno che conoscevo
bene. Qualcuno che portava in grembo mio figlio. Qualcuno che portava in grembo mio figlio. Qualcuno per cui ero disposto a morire. Per lei non c‘era niente da fare. Volevo rimanere lì con un cadavere nelle mani. Ma mio fratello mi aiutò molto. Mi fece tornare il lume della ragione. Proseguimmo il viaggio su un gommone instabile. Potevamo finire in acqua da un momento all’altro. Io non ricordo molto di quella parte del viaggio perché lo trascorsi piangendo. Ero sconvolto. Non volevo più vivere. Mi ricordo che mio fratello mi aiutò molto. Mi fece bere acqua del mare. Mi ricordo anche che a destinazione mancavano delle persone. Rapite dal mare. 

Quando arrivammo in Italia fu facile trovare lavoro. Ci misero a lavorare nei campi. Che delusione! E ora ancora non niente. Ci aspettavamo di trovare un lavoro dignitoso, dei soldi. Non arrivarono. Oggi è l’inverso di quando eravamo in Somalia: ho meno paura e ho più lavoro. Ma è troppo. E non ho l’amore. Paradossalmente sono povero, sotto ogni punto di vista. Prima almeno avevo qualcuno. Ora non ho nessuno. Mia moglie non c’è, mio fratello è malato. Io lavoro il doppio per guadagnare una miseria e vivere in un silos sporco e malridotto. L’Italia, un paese ricco. Così dicevano. Sarà ricco… ma per gli italiani! Io patisco la fame e lavoro per loro. Loro si godono il mio lavoro e mi sfruttano sempre di più. Quasi nessuno di noi ha il permesso di soggiorno. Rivoltarsi è impossibile. Non siamo legali. Finiremmo tutti dentro. E poi se non lavoriamo veniamo cacciati e non pagati. Anche se quello che ricevo non si può definire un pagamento. Si soffre, come si soffriva prima. Anzi, non potendo dividere la sofferenza con nessuno… si soffre di più. 

Che fine farò? Riuscirò ad andare avanti? Lo devo almeno al mio fratellino. Ma quando non si sarà più? Allora sarà meglio morire. In questo paese non valgo niente. Avrò mai un lavoro dignitoso? Avrò mai una vita? Avrò mai Allah dalla mia parte? Voglio rimanere onesto, un buon uomo ma è difficile. Non ce la farò a continuare a vivere. Non ce la farò ad avere un lavoro dignitoso. Non ce la farò… Allah mi aiuti e mi protegga!
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CLANDESTINI-  Elisa De Paolis


Sono venuto qui in Italia con la speranza di trovare una sistemazione. Avrei tanto voluto rimanere nella mia adorata Africa, ma in famiglia siamo sette fratelli e ho sulle spalle anche una moglie e la mia piccola Sadira e i soldi non bastano per mantenerci. Lì in Addis Abeba avevo tutto: una casa, una famiglia, gli amici. L’unica cosa che mancava era il lavoro ed io, essendo il più piccolo, secondo mia madre non avrei dovuto lavorare. Diceva che con il reddito dei miei fratelli ce la saremmo cavata, ma io dovevo pensare anche a mia moglie e a mia figlia: non le avrei fatte morir di fame. Decisi così di partire, in cerca di fortuna, di una vita migliore da poter offrire ai miei familiari.


Ricordo ancora quando, io e i miei compagni, attraversammo il deserto. Partimmo di notte. Piano piano le luci fioche del mio paese si allontanavano mentre noi, entusiasti di trovare una nuova vita, ci avventurammo nel deserto ignari di tutto ciò che sarebbe potuto accadere. Passarono giorni e il
sole cocente non ci dava tregua: vedevo i miei amici grondare di sudore, gli abiti bagnati, i volti scarni e la schiena ricurva. Non c’era acqua e sembravamo più magri di quanto lo eravamo quando pativamo la fame in Etiopia. Ad un tratto ci travolse una tempesta di sabbia: il vento ci spazzò via come fossimo foglie secche. Quando il turbine si calmò non tutti ci ritrovammo, ma dovevamo proseguire lo stesso , non avevamo abbastanza forze per cercare i nostri amici, magari avrebbero proseguito da soli oppure sarebbero tornati indietro. Le gambe cedevano, il morale era a terra, non avevamo neanche la forza per parlare, avremmo desiderato solo un bicchiere d’acqua. Iniziavamo a vedere miraggi, cose che non c’erano: beduini carichi di borracce, oasi … alcuni di noi morirono stremati e disidratati. Dicevo loro di riprendersi ma avevano già chiuso gli occhi insabbiati. A volte penso che era meglio non partire, penso alle famiglie dei miei amici ormai morti, penso ai terribili momenti del nostro viaggio. Dopo dieci giorni finalmente arrivammo sulle coste del Rif dove un vecchio ci condusse a un porto pieno di barche di legno, gommoni e di gente che come noi s’avventurava per quel mare immenso. Prendemmo un gommone insieme ad altri sei gruppi. Ma
anche lì, le condizioni erano pessime: l’acqua era finita e non potevamo bere quella del mare. Il cibo non bastava per tutti e bisognava digiunare a giro e dare gli avanzi ai bimbi che ne avevano più bisogno. Vidi una bambina che piangeva e mi ricordò la mia piccola Sadira quando aveva fame e mi convinsi sempre più che quello che facevo era per la mia famiglia. All’improvviso, avvistammo un’isola, credo si chiami Lampedusa ma un’onda ci dirottò fino a trovarci persi nel mare. Dopo giorni di naufragio sbarcammo a Rosarno. Per cause di forza maggiore io e i miei compagni dovemmo separarci.


Ed ora, eccomi qui con un lavoro e una casa. Lavoro nei campi a raccogliere arance tutto il giorno, sotto il sole cocente come nel deserto ed in cambio ho qualche soldo e un tozzo di pane che a malapena basta per due giorni. Non ho un attimo di riposo, e non ho il tempo di spedire quel poco che ho ai miei familiari. Vivo in condizione penose: abbiamo costruito una baracca con i pezzi di latta che ho trovato per strada. Viviamo in sette e oggi si sono aggiunte altre tre persone di cui un bambino. Le condizioni igieniche sono penose e abbiamo una gallina da dividere tra dieci persone per una settimana. Non posso neanche denunciare la mia condizione poiché i miei datori di lavoro mi ricattano dicendo che se avessi detto qualcosa mi avrebbero tolto il lavoro. Io ne ho troppo bisogno. Ultimamente però giungono voci che qualcuno già si è ribellato e che lo Stato sta già prendendo provvedimenti. Non mi importa parlerò con qualcuno che possa aiutarmi così mi libererò della mafia (la chiamano così qui). Mi metterò in regola, sarò un cittadino immigrato riconosciuto dallo Stato Italiano, porterò così qui la mia famiglia per farle condurre una vita migliore trovandomi prima, naturalmente una casa e un lavoro dignitoso e onesto. 
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Lettera dall'Italia -Letizia Pompa


Cara mamma,

sono finalmente arrivato in Italia in un paese chiamato Rosarno. Il paese è molto carino,  ,le persone sono molte gentili e accoglienti, non sembra molto difficile avere un lavoro, ma quello che si trova non è dignitoso come sembra. Lavoro nei campi per raccogliere ortaggi, frutti…certo non mi pagano per niente bene, lavoro come un mulo dalla mattina alla sera, arrivo nella piccola ed umile casa, che condivido con molte altre persone che sono sfinito, infatti cado sul letto distrutto.
Mi alzo la mattina presto e torno la sera tardi. Mi sento sfruttato. E’faticoso andare avanti: devo pagare la casa, il cibo, i vestiti…e arrivo alla fine del mese senza soldi. Lavoro tutti i giorni,neanche un po’di riposo, neanche la domenica. Nei campi ci sono molte altre persone come me. Anche se il capo è arrogante, non mi posso lamentare. Mi hanno offerto questa opportunità e non me la lascerò scappare. Cercherò un altro lavoro più dignitoso che mi permetterà di guadagnare più soldi.

Qualche volta ho dei ripensamenti. Mi sento buttare giù,mi sento solo. Mi chiedo se fosse stato meglio rimanere in Africa, tutti quanti mi rispettavano. A volte penso “un viaggio a vuoto”...un viaggio faticoso attraversando il Sahara a piedi, resistendo al caldo alla fame e alla sete…e poi come se non bastasse siamo saliti sopra un grande gommone, tutti accatastati. Sono stato “fortunato” ad arrivare fin qui, perché altre persone non ce l’hanno fatta. 

In Africa avevo tutto: una casa dignitosa…non come quella che ho ora ,avevo tutto, tutto! Ho sbagliato, ma poi penso: sì avevo tutto,tutto ma non un lavoro, non la pace. 
Così mi tiro su e vado avanti lavorando sodo e guadagnando quei pochi soldi. Quando mi trovo in queste situazioni in cui mi sento sperduto, penso positivo, cancello tutte le cose negative che si trovano nella mia mente, mi guardo allo specchio, mi metto a riflettere e dico “Ce la posso fare , ce la farò. Anche se mi sfruttano, anche se lavoro ingiustamente continuerò, anche se guadagno pochi soldi me li farò bastare, li metterò da parte.”

Ho tanti sogni nel cassetto e spero che si realizzeranno tutti , basta essere onesti e anche un po’ottimisti. Io credo nelle cose che faccio e sono sicura che i miei sogni diventeranno realtà: avrò una vita degna di essere chiamata vita, avrò una casa grande dove potrò ospitare tutti. Magari qui mi farò una mia famiglia con tanti bambini . Sarai fiera di me e io potrò garantirti una vita migliore. Non dovrai vivere nella guerra, perché dando una svolta alla mia vita la darò anche alla tua.

Un abbraccio dall’Italia 
Hakim

31/gen/2010

Mie riflessioni su Albopress- parte seconda -IIA

Beh, stasera è giornata di riflessioni albopressiane...
Ancora una volta un bel post da Albopress (piattaforma blog dei giornalisti di Alboscuole - vd post precedente), questa volta di una mia alunna di IIA.

Chi frequenta l'Arringo, conosce il percorso un po' particolare fatto nelle ultime settimane tra poesia e musica (spiegato in un post  di qualche tempo fa).  Spiegavo in quell'occasione che tale percorso aveva  anche lo scopo di aiutare i ragazzi a esternare le loro emozioni, di aiutarli a dare forma ai loro sentimenti, di imparare il gusto dell'espressione di sé tanto dalle poesie di un tempo, quanto dalle canzoni dei loro mp3...

Per questo mi ha colpito questa poesia di Sara Maccaroni, IIA...Leggete un po':

Scrivere per me

Non so come sfogarmi
Ed è per questo che scrivo,
scrivendo, libero tutti i miei sentimenti
e mi sento come una bimba
piccola e innocente..
tu per me sei un ladro:
hai rubato il mio cuore
e la mia vita..

non so come sfogarmi
ed è per questo che canto canzoni d’amore
dedicandotele..
per me sei come un bimbo
dolce e sempre sorridente!! 
Sara Maccaroni

Che ne dite? Obiettivo raggiunto no?!

 Scrivere per me

Non so come sfogarmi
Ed è per questo che scrivo,
scrivendo, libero tutti i miei sentimenti
e mi sento come una bimba
piccola e innocente..  

[...]
non so come sfogarmi
ed è per questo che canto canzoni d’amore
dedicandotele..
 

Non è forse questo lo scopo della poesia, della letteratura e aggiungo io della scuola?


Insegnare poesia, letteratura, insegnare tout court per insegnare ad esprimere sé stessi!
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Colgo l'occasione per ringraziare tutti i miei Arringopoeti per il bellissimo e costante lavoro che stanno facendo! Bravi!

Mie riflessioni da Albopress -IA

Ormai da settembre i miei Arringatori collaborano sia a Lo Strillone (giornalino on line della piattaforma Alboscuole, di cui io e la prof.ssa Simona Martini siamo responsabili) e sia ad Albopress, neonata piattaforma di blog per gli "Alboscolari" iscritti.
Superata la fase iniziale del "Cosa scrivo professorè?", i ragazzi hanno scaldato per bene i motori e hanno cominciato a scrivere, tanto per il giornalino, quanto nei loro blog.
Scrivono di tutto: articoli di cronaca locale o scolastica, riflessioni personali, testi creativi...di tutto insomma (leggete voi stessi Lo Strillone! ;-)

 Un paio di giorni fa, entro in Albopress per leggere i post dei miei ragazzi e con piacere, tra mille altri che sono di una bellezza disarmante, leggo questo, che mi stimola alcuni pensieri:


UN PARADISO ALL'INFERNO 


Dove solo silenzio e disgrazie,
si lamentano,
si sentono voci,
pianti,
e tanta tanta disperazione.
Solo un canto può sollevare l’animo,
ma non basta.
Tanti aiuti stanno arrivando,
ma non basta.
Nel silenzio,
Haiti dorme,
piange e
dorme,
nel silenzio.
Ma non solo disgrazie
oscurano il giorno,
c’è ancora la speranza,
che non muore,
ed illumina il cuore di Haiti.
Tra le macerie,
senza una fissa dimora,
vagano, e vagano
anime in pena.
Il mio cuore
piange,
ed è vicino agli Haitiani,
vittime, di una tragedia,
che ha toccato il cuore di tutto il mondo.
(Elisa Carrarini, IA, 12 anni)


Un testo, si avverte, scritto di getto, senza poi tante impalcature a filtrare le emozioni: un testo semplice, se si vuole, eppure significativo
Significativo perché è significativo che in un blog un'adolescente non parli solo di cotte e litigate con gli amici, ma si lasci coinvolgere e interpellare dal mondo, si lasci entrare un'attualità triste e dolente e la si preferisca ad un post meno impegnativo e più scanzonato, significativo che si trasformi addirittura una tragedia in una lirica, espressione di sé. Significativo che il post sia nato spontaneo, non provocato da alcun invito "adulto" alla rielaboazione, che sia scaturito naturale dalla personale sensibilità.
 
Il post di Elisa fa riflettere su quanto sia lontana dalla realtà l'opinione di chi vuole i nostri ragazzi apatici e insensibili, passivi e superficiali.
Per l'ennesima volta dico che i nostri ragazzi da dire ne hanno veramente tanto: a noi prof il compito di ascoltarli.

Grazie Elisa e grazie a tutti i miei Alboscolari per i vostri post e componimenti così semplici eppure così profondi. 
Grazie per darmi ogni giorno la voglia di continuare.

24/gen/2010

BENTORNATO ELIA!!!! - IA

UNA BELLISSIMA NOTIZIA CORRE NELL'ARRINGO: FINALMENTE DOMANI TORNERA' IN CLASSE ELIA 
E FINALMENTE LA IA TORNERA' AD ESSERE COMPLETA!!!
E ALLORA...................

BENTORNATO ELIA!!!!!!!!!!


21/gen/2010

La poesia è arrivata in passerella!!! - IA

Che telepatia ragazzi!!!
Aahah!!!
Ricordate quando ieri e pochi giorni fa vi ho spiegato l'uso dell'inversione nella poesia? 
Vi ho detto che l'inversione è molto adoperata dai poeti perché, sovvertendo l'ordine usuale delle parole della prosa, crea un effetto inaspettato, evocativo, in una parola..."poetico".  
E per farvelo capire meglio vi ho fatto l'esempio di chi, magari, per attirare più l'attenzione su di sé, mette il maglione alla rovescia: il maglione è sempre lo stesso, non cambia, ma indossarlo alla rovescia produce sorpresa, meraviglia e trattiene lo sguardo degli increduli. Stessa cosa nella poesia: se la frase "La neve cade volteggiando" viene invertita in "Volteggiando la neve cade", le parole non sono forse sempre le stesse ma l'effetto è decisamente diverso? Vi ricordate?

Beh, guardate cosa hanno combinato oggi gli stilisti!!!! Ahaahah!!! ragazzi, la poesia è arrivata in passerella!!!

19/gen/2010

Aiuto, ho dei Guinizzelli e dei Cavalcanti in classe! -II A

Ahahahah!!! Si, si, lo devo ammettere, i miei ragazzi di IIA sono dei bravi poeti d'amore!
A conclusione del breve viaggio a cavallo tra la poesia d'amore del Medioevo e delle poesie dei cantautori moderni, ho deciso di dare libero spazio alle mie penne, di sguinzagliarle e di ...farle poetare d'amore!
Che versi e che emozioni hanno tirato fuori!
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Le poesie che state per leggere, Arringovisitatori, sono il risultato del percorso fatto attraverso i secoli nella poesia d'amore: passando da Dante e Da Lentini a Vasco Rossi e Zucchero e da Cavalcanti a Tiziano Ferro (vd post precedente), i ragazzi non solo hanno ormai capito che noi siamo inevitabilmente il risultato dei secoli che ci hanno preceduto, ma anche che la tradizione letteraria non è affatto una "cosa lontana e inutile", ma è parte integrante di noi. 
Per questo, in queste 4/5 settimane, ho alternato lo studio dei "classici" a video su You Tube, lettura e analisi di sonetti a gruppi di lavoro e studio su testi di canzoni scaricati dai ragazzi, libro di testo a mp3...e per "verifiche", mi sono divertita a spiazzare i miei alunni con tabelle di confronto tra Guinizzelli e Samuele Bersani o Dante e Lucio Battisti. :-)
Tutto questo non unicamente per rendere più  "accattivante" la materia, ma perché solo attualizzando il passato, solo mostrando come il tutto sia un unicum flusso di sentimenti ed emozioni, i ragazzi possono sentire i poeti come compagni di viaggio e leggere nei loro componimenti i loro stessi sentimenti.
Perché infatti insegnare letteratura se non per mostrare ai ragazzi che i loro tormenti sono quelli di un Dante o di un Montale o altri, se non per insegnargli a tirarli fuori, senza censura alcuna?
Letteratura come viaggio per l'espressione di sé...
E per questo, fatemelo dire, la adoro...

Buona lettura Arringovisitatori!
(e ancora complimenti ai miei poetucci...)

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Amore e odio

Non ce la faccio più
Ma io ti odio,
ti amo e ti odio,
ti odio e ti amo.
Sono confuso.
Tu mi fai soffrire.
Non mi consideri,
non mi guardi,
non mi dai nemmeno un po’ della tua amicizia.
Ti odio.
Ma poi ti guardo.
Sei bella,
simpatica e intelligente.
Ti amo.
Ma poi mi tratti male.
Non mi parli,
mi fai male e
io soffro molto.
Ti odio.
Tanto.
E penso a noi.
Alle lunghe chiacchierate,
ai sorrisi,
alla nostra amicizia che purtroppo è finita.
Ti amo.
Tanto.
Ma sembra tu te ne sia dimenticata.
Non ci pensi mai a noi,
al nostro vecchio legame e non mi consideri più un amico.
Ti odio.
Davvero molto.
Ma sei unica, speciale,
straordinaria.
Come il nostro tempo passato insieme.
Ti amo.
Davvero molto.
E continuo ad essere tormentato.
In bilico su una sottile linea tra odio e amore.
 

Roberto Gargiuli
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Un mondo senza te

Un mondo senza te non ha senso,
non esiste un mondo senza te.
Un mondo se non ci sei tu non è un mondo:
è un’oppressiva sofferenza,
un’agonia lenta,
un mondo senza te.
Un mondo senza te è
un mondo in bianco e nero,
un mondo senza sole
un mondo senza stelle,
un mondo senza fiori,
alberi, frutti,
e senza te.
Un mondo senza te è
uno stupido limbo,
una continua tortura,
un inferno in terra,
una sofferenza logorante.
È un mondo senza te,
luce, amore, fiori,
vita, felicità.
Un mondo senza te è
Un mondo vuoto. 

Roberto Gargiuli
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L'amore....


Ti guardo incantata,
il mio cuore vuole uscire;
vuole prendere per mano il tuo cuore
e insieme fare passeggiate infinite.
I tuoi occhi
illuminano il lungo viaggio verso te;
i tuoi capelli mi fanno sentire ricca,
ricca di te.
Sogno le tue candide labbra
posarsi sulle mie...
Quando vicino a me ti siedi,
i miei occhi si illuminano.
Vorrei baciarti,
fare una pazzia.
Ti guardo lì,
triste e sperduto:
ma tu non sei sperduto,
ci sono io al tuo fianco
e insieme supereremo ostacoli e paure.
Se tu non ci fossi,
io non esiterei
un momento a cercarti,
anche nei luoghi più buii...
Perchè so,
che se ti trovo
tutto in me cambierà.


Maria Apostol
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Perché sei così lontano?

Non passa giorno che non ti penso
Sei sempre nei miei pensieri giorno dopo giorno
E a casa dopo cinque ore con te
Mi sento sola imbarazzata dalle persone che mi circondano
Voglio solo te ma come faccio ad averti e non sei:         
                      
                   con me,vicino a me,senza te non vivo.
 
Sei unico però lontano da me
Giochi e scherzi con le altre
E non ti importa che soffro
Mi avvicino e ti scansi
Mi avvicino e non mi dici niente
Voglio solo te ma come faccio ad averti se non sei:
 
                   con me,vicino a me,senza te non vivo
 
sei unico speciale un ragazzo come te non c’è ma soprattutto
un’ amico come te non esiste:
Ti voglio bene.

Enrica Maccaroni
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Ti prego, perdonami!
Ti  prego non ce la faccio senza te...
Sento di averti perso e le cose che mi hai detto mi hanno ferito,
se tu mi perdoni io farò finta di niente,
senza te la mia vita non esiste:
 
 ti prego perdonami ho sbagliato anche io
 
ti voglio tanto bene, e credo di averti perso e quindi
di aver perso una parte del mio cuore senza te non vivo,
io non ho senso senza te...
 
ti prego perdonami!
 
Sei il mondo che vorrei,sei il mio cuore che batte
a mille al secondo quando ti vedo,sei la mia anima,
sei un pensiero che mi tormenta giorno e notte.
Mi sorprendo quando mi parli di noi quando mi parli
Della nostra amicizia…rovinata per una sciocchezza...
 
 Ti prego perdonami!

Enrica Maccaroni 
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